Le novelle di Bice
Bice scoprì che una sua novella era stata pubblicata da una rivista di cui conosceva l’editore. Ne fu entusiasta e pensò di prepararne un’altra da portare allo stesso editore Careri.
Quando arrivò alla casa editrice, la fecero annunziare al presidente.
L’ufficio di questi era vastissimo, con poltrone di pelle, quadri famosi alle pareti, vetrate da cui si vedeva uno stupendo panorama.
Bice entrò mentre l’obeso signore stava versandosi da bere.
“Eccola qua la nostra Beatrice! Ha fatto presto a venire. Brava! Venga, si accomodi.”
“Mi chiamo Bice, presidente, non ricorda?”
“Ah già, sì certo, Bice! Resta in piedi come una statua?”
Lei si sedette su una di quelle poltrone che avrebbero potuto accogliere due individui. Teneva in mano dei fogli stampati, aveva la borsetta a tracollo e non sapeva dove appoggiare la schiena.
“Gradisce un goccio di Porto, cara?”
“No grazie, a quest’ora non bevo mai.”
“Male! Dovrebbe abituarsi. Si affronta meglio la giornata!”
“Purtroppo sono leggermente astemia.”
Lui continuava a versarsi da bere e intanto passeggiava e la scrutava. L’esame però sembrava soddisfarlo parecchio.
“Allora Beatrice è soddisfatta della pubblicazione?”
“Oh si! Il racconto è riprodotto pedissequamente ma la veste tipografica lo trasforma. E’ splendido! Però mi chiamo Bice, presidente.”
“L’ho ribattezzata, ma deve sapere che mi capita sempre così con tutti.”- Rideva e scuoteva il grosso ventre.
“Ho portato un altro racconto, dottor Careri. E’ una storia realmente accaduta. L’ho stampata anziché mandarlo per email.”
Sempre con il bicchiere in mano, il corpulento signore aveva inarcato le folte sopracciglia.
“Questa nuova storia riguarda qualcuno in particolare?”
“Riguarda la sorella di Andrea. Sa, l’addetto alle pubbliche relazioni.”
“Oh quello! Il fiume umano di parole. E che c’entra sua sorella?”
“Mi ha raccontato la sua storia ed io ne ho tratta una novella, però gli ho anche chiesto il permesso.”
“Giusto! Proprio corretto da parte tua, Beatrice! Con le storie altrui bisogna andare cauti.”
“Sono Bice signor Careri.”
Adesso appariva rassegnata e allegra.
“Beh! Dammi, fammi leggere. La novella è questa che hai in mano?”
Era passato con la massima naturalezza dal lei al tu. Si sedette sulla poltrona e si dispose alla lettura. Bice, dal canto suo, si guardava attorno incuriosita. Vedeva una vasta parete di legno piena di scaffali e trofei, un antico paravento, un caminetto moderno. Poi la sua attenzione fu attratta da un ritratto che rappresentava il volto di una bellissima donna.
“Era mia moglie,”- gli sentì dire- “siamo vissuti assieme per quarant’anni, poi ha pensato bene di ritornare al Creatore e lasciarmi solo.”
Aveva terminato di scorrere le pagine e guardava l’autrice da sopra gli occhiali con espressione compiaciuta.
“Mi spiace, presidente. Non sapevo.”
“Ho ragione quando affermo di riconoscere il talento a un miglio di distanza.”
Bice era di nuovo in agitazione: “Le piace la narrazione? Davvero?”
“Dovremo cambiare talune cose, però mi piace.”
“Ho romanzato certi episodi e taluni fatti. Ho dato spazio alla mia fantasia. Mi sono divertita insomma. Naturalmente se lei afferma che bisogna cambiare qualcosa, sarà così. E’ molto più esperto di me. Chissà da quanti anni lavora in questo campo!”
“Signorina, tu parli troppo!”
“Perché? Stavo solo spiegando il mio modo di procedere scrivendo. Talora il mio computer è come se scrivesse da solo. Le idee e le frasi vengono giù da sole, senza che io le mediti o che vi faccia lunghe elucubrazioni sopra. Il tutto mi diverte in modo incredibile! Appunto ho cambiato tante volte le sequenze narrative, ho variato l’impostazione e l’ambientazione dei fatti. Ho usato nomi di pura fantasia per i personaggi.”
“Quella tua bocca si può chiudere un momento? Sì? E allora chiudila. Santo cielo! Sembri un personaggio di Shakespeare nei suoi soliloqui.”
“Certo è giusto. Sa presidente, ho in mente dell’altro materiale per un nuovo racconto? Anche questo l’ho tratto da un fatto realmente accaduto e che ha dell’incredibile!”
“Non credevo d’essermi imbattuto in una fornace d’idee. Ma giacché ci sei, racconta. Io potrò consigliarti e tu darai sfogo al tuo temperamento garrulo.”
Così dicendo, il dottor Careri si alzò e andò a sedersi su di una sedia a dondolo posta di fronte a Bice. Teneva le spalle appoggiate allo schienale e i piedi puntati a terra. Ascoltava e ogni tanto si dondolava.
Lei cominciò a narrare di un fatto inaudito, cioè del procedimento giudiziario contro un amministratore condominiale facoltoso e innamorato. Diede spazio ai particolari: poiché nel condominio abitava una signorina indigente che non poteva pagare le quote condominiali, l’amministratore, invaghitosi di lei, pagava le quote per tutti.
“Beatrice, conosci per caso il nome di quel tizio?”
Il presidente continuava a dondolarsi sulla sedia.
Lei conosceva nome e cognome di quell’amministratore:
“ Io mi chiamo Bice, lui invece si chiama Fernando Rinaldi.”
Sentendo questo nome, il corpulento signore diede uno scarto all’indietro. La sedia a dondolo si sbilanciò di lato e lui cadde a terra. La sua testa prese contatto col morbido e folto tappeto, ma lui sembrò ignorare ogni male. Disteso ancora per terra, sgranò gli occhi gridando: “ Non vorrai mica dire che si tratta del mio vecchio amico Nando Rinaldi!”
Bice non sapeva se ridere o preoccuparsi. Non si era fatto male? Adesso come avrebbe potuto rialzarsi? Invece il presidente diede sfoggio d’inattesa agilità e tornò in posizione eretta.
A questo punto, Bice cominciò a ridere. Il presidente Careri la guardava con meraviglia e con gli occhi spalancati: “Sei sicura che si chiami in quel modo? Ha circa la mia età?”
“Il nome è certamente quello. Altro non saprei rispondere. Ma perché, forse lei conosce Fernando Rinaldi?”
“Se lo conosco! Pensa che gli soffiai la donna che amava alla quale non era mai stato capace di dichiarare il suo amore.”
“Possibile? Fernando amava la donna del ritratto?”
“La storia è lunga e complessa, ma il risultato fu proprio quello. Io sposai il suo amore che lui stesso mi aveva presentato. “
“Presidente, il fatto mi sembra intrigante, sarebbe un soggetto interessante per scrivere una storia, però lei me la dovrebbe narrare nei dettagli.”
“ Ma che storia vuoi scrivere? Prima accertati che si tratti di quel Nando che io conobbi.”
“Ritengo invece che una storia possa nascere da qualsiasi idea, anche costruita e frammista di verità e immaginazione. Qualcosa d’inventato con la fantasia, ma che possa partire o appoggiarsi su avvenimenti realmente accaduti. La prego dottor Careri, mi racconti ciò che accadde.”
“E va bene! Ascolta e fanne tesoro, è una storia piuttosto romantica. Avevo poco più di vent’anni e mi mandarono sotto le armi. Là conobbi un ragazzo timidissimo, magro e allampanato. Si chiamava Fernando Rinaldi. Facemmo amicizia subito e divenimmo inseparabili, ci legava la stessa passione per la letteratura e le buone letture, ci scambiavamo romanzi e libri di vario genere. Gli altri commilitoni presero a chiamarci francobolli, poiché non ci staccavamo mai l’uno dall’altro. Era una di quelle amicizie giovanili, fatte di confidenza e virile piacere di stare insieme.”
Bice pendeva dalle sue labbra ed esclamò: “Accidenti! Eravate amici e una donna vi divise!”
“Signorina, ascolta e non m’interrompere. Dicevo appunto che ci confidavamo ogni cosa. Così lui mi rivelò di essere innamorato di una ragazza amica di famiglia. Disse però che non era mai riuscito a esternarle il suo amore. Una volta, partendo per la licenza, mi propose di andare ospite a casa sua. Accettai e andai con lui, ma il bello doveva ancora arrivare. Una sera, infatti, mi fece conoscere la ragazza dei suoi sogni, per me fu il classico colpo di fulmine; anch’io me ne innamorai e sentii che era la donna della mia vita. A quei tempi ero piuttosto piacente, sempre robusto, ma non grasso. Avevo tutti i capelli, gli occhi grandi e accesi dal fuoco della gioventù. La famosa ragazza mi ricambiò all’istante e, solo guardandoci, capimmo di essere fatti l’uno per l’altra. Si fece corteggiare, insomma ci fidanzammo, puoi capire come prese la cosa il mio amico! “
“Però non poteva accusarla di nulla, in fondo è stata la ragazza a scegliere.”
“Sì, ma il mio amico si sentì tradito e non mi rivolse mai più la parola. Quando ci congedammo, le nostre strade si separarono e non seppi più niente di lui, mi restarono il ricordo e la malinconia di un’amicizia perduta. Spesso penso ancora a lui, a un ragazzo che trovava in me la sicurezza e la forza per affrontare la vita. Io, dal canto mio, mi sposai e vissi felicemente con la mia adorata ragazza. “
“E’ una storia davvero romantica, dottor Careri, pare un romanzo d’altri tempi. Mi permetta di ricostruirla a modo mio, però lei dovrà anche aiutarmi; se è lui la persona in questione, mi prometta che andrà a trovarlo.
“Cooosa? Sei impazzita? Io andare da Nando? Non lo farò mai! Scordatelo!”
“Presidente, pensi che novità assoluta! Lei mi farà vivere la storia che scriverò. La prego, l’idea mi è frullata improvvisamente mentre parlava. Dobbiamo costruire insieme tutto il racconto. Io lo scriverò, partendo da ciò che mi ha narrato. Poi farò le mie indagini sul famoso Nando e se risulterà che si tratti del nostro uomo, lei potrebbe rivederlo.”
“Tu puoi scrivere tutto quello che vuoi ed io pubblicherò il tuo racconto. Potrai inventare pure che gli asini volano, ma non sperare che io vada da Rinaldi. Cara Beatrice, la fantasia ci permette di compiere i voli pindarici più assurdi e pericolosi. Potrai inventare tutto quello che vuoi, anche se non si trattasse della medesima persona che io conobbi. Non pretendere però che riapra una ferita che ancora sanguina.”